Noia, credevo che avrei finito i miei giorni in essa e invece quel piccolo caos e’ riuscito a farmi cambiare idea a riguardo. Certo il mondo intero rimane immerso nella noia ma lei ce la mette tutta per portar scompiglio ovunque passi, forse ha ragione Lotemar, per togliere la noia bisogna pensare al futuro, al bene comune e allo sviluppo…Me ne avesse parlato anni fa avrebbe trovato in me un ottimo alleato e avrei appoggiato la sua idea, ma ora…Piu’ il mondo va avanti meno lo riconosco come mio, niente piu’ guerre tra Shalafi e Yun che tanto hanno riempito la mia gioventu’, niente piu’ complotti a cui valga la pena partecipare, niente piu’ Krisaore, ormai non vale piu’ la pena pensare a eliminare qualcuno che e’ la pallida ombra di quel che era un tempo. Quel piccolo caos ha smosso qualcosa anche in me, per quanto fossi immerso e rassegnato alla noia piu’ totale, mi ha dato motivo di reagire ad essa. Sento in me rinascere molte cose ormai da tempo dimenticate, sentimenti che ormai credevo persi per sempre, per quanto quella piccola rockseer dica che io un giorno mi allontanero’ le dimostrero’ che sbaglia, l’accompagnero’ nelle sue pazzie finche’ avro’ vita, qualsiasi mi faccia saro’ sempre li’ a proteggerla. Come ho detto a Lotemar ho un grosso debito con lei, un debito che va oltre il valore della mia vita…L’altra cosa che mi ha scosso e’ il ricordo della piccola Sabhine, piu’ parlo di lei, piu’ ci penso e piu’ un idea sale dall’abisso oscuro del mio animo… E se potessi…



Combatti.

COMBATTI.

Annientaannienta-ANNIENTA-

ViNCi
VINCI

tRIoNfa.

Arriva. ArRivA. ARRIVA.

TU.SEI.DIO. REGNA.



Lamwhotor…questa citta’ trabocca di male, gia’ solo metterci piede mi mette disagio ma devo assolutamente proseguire se voglio recuperare l’artefatto…Ecco vedo la casa in cui si cela il ladro che ha sotratto a Cetrim una delle sue reliquie…ora devo solo attendere che sia sola per rientrare in possesso di esso e farle pentire amaramente del furto perpetrato ai danni della nostra citta’.



Una notte camminando presso una località a me sconosciuta, giunsi in un luogo ancora più sconosciuto e desolato, pareva nei pressi di una montagna, io che mi ero non da troppo tempo diplomata vampira con un morso del questor Dhetor; (devo dire che è stato anche molto doloroso) notai nel monte come una fortezza con indicibili forze misteriose, fra mille e mille brutti ceffi che mi evitavano scrupolosamente, anche se erano molto forti, giunsi in cima alla fortezza e dovetti uccidere le guardie perchè mi erano antipatiche e non come si potrebbe pensare, perchè le porte delle fortezze sono chiuse con chiavistelli belli grossi, ma io ho il potere di trapassare le rocce e quindi credo proprio che fosse per antipatia pura.
Dunque entrai in questa stanza di soppiatto senza essere notata, era tutto buio e le candele si erano spente con l’aria fresca della notte che penetrava dalla finestra.
Mi ritrovai a notare, nel buio, due figure o due ombre oscure, e prima che potessero avvistarmi li addormentai col mio tocco vampirico e caddero a terra svenuti, fu allora che uccisi prima la guardia che si era cattiva e molto forte; poi lottai duramente con un Lord terribilissimo e con una forza impensabile e alla fine riuscii a sconfiggerlo.
Dovetti mostrargli tutto il mio potere per poterlo battere. Peccato che tutto questo andrà perduto, visto che solo quei due lo hanno conosciuto.



E rieccomi a scrivere su un taccuino troppo vecchio perchè antichi pensieri siano ancora facilmente leggibili.
Son tornata a vivere tra le strade di Therial.
Son tornata a cercare qualcosa, o qualcuno, che altrove non sono riuscita a trovare.
Per lungo tempo, lunghi anni, ho vagato e vissuto in terre lontane. Ho appreso. Ma ogni fibra del mio essere mi chiedeva di tornare qui.
Ed ora?
Ora che sono tornata?
Quale è lo scopo di questa esistenza?
Sto conoscendo gente nuova.
Sto incontrando persone che pensavo di aver dimenticato. O che pensavo avessero dimenticato me.
Ogni angolo di queste terre è legato a ricordi più indelebili di quanto non credessi.

Stanotte, ho scoperto una cosa.
Stanotte, ho saputo di un ritorno che non doveva esserci.
E seppure sia sicura, che ora, niente possa accadere di nuovo.
Temo nel ricordo di quel che era stato. E di quella promessa e di quel legame che ci univano.
Ho bisogno di incontrare Dhora.
Al più presto.
Oppure, di lasciarmi tutto alle spalle, e proseguire serenamente la mia vita. Lasciare che il passato non continui a tormentare il mio presente.
Che abbia ragione Lui?

Non lo so.
Non lo so.
Ho bisogno di riflettere.
Ho bisogno di comprendere.
Ho bisogno di… ricominciare.



Ci sono momenti in cui la gilda è colma di gente,
altri in cui c’è solo un grande silenzio…
da quella terrazza che adoro vedo Kyrandor
tutto è così piccolo e tutto così insignificante.
Man mano sento qualcosa scivolarmi via
man mano dall’ombra al buio della via scelta,
tutti i visi visti, conosciuti, amati sembrano perdersi
come se il tempo cancellasse ogni cosa e sentimento.
Una candela rimane ad illuminare e io continuo a comporre,
è strano come a seconda di quel che si dice e si fa
la gente cambia nei tuoi riguardi vedendoti bene o male a seconda dei casi…
Incredibile e quasi sconvolgente è la gente che si dice tanto disposta a volerti bene
eppure quando veramente v’è il bisogno non è nemmeno in grado di accorgersi
che c’è un problema molto più nascosto e molto più nel profondo di quel che appare.
Allora perchè io devo farmi tanti pensieri?
Non ve n’è alcun motivo e perciò non starò più a pensarci tanto sopra..

Qualcosa sta cambiando e nemmeno io riesco ancora a comprendere cosa



Come sempre ormai, mi ritrovo qui, a discorrere “da solo”, con te, vecchio mio.

Le persone da qui, sembrano dei moscerini, che potrei schiacciare tra le dita.

Le grandi Città della federazione, gli Eroi di Therial, le creature del mito, e quant’altro io possa nominare.. ora non sono nulla.

Sorridi vecchio mio ? Ti capisco.. certi discorsi non sono “da me” come molti asserirebbero.
Io che un tempo rappresentavo il terrore dei più, che il nome mio suggeriva paura, e precedeva i profondi brividi nel cuore, mi trovo qui a narrare di me, quanto i più sommi cantori di Therial facevano un tempo.
Io che rappresentavo la guida di altri, il genio da seguire, ed il folle per tanti ancor, oggi parlo di me, quando dovrebbero altri farlo.
La paura ch’io spargevo, e’ la stessa che non ho mai provato.. mai ho temuto i miei avversari vecchio, io che ho conosciuto le leggende, che a nominarle non mi crederai, ed io, che le ho viste provare l’ultimo respiro mentre si spengevano dinnanzi ai miei occhi spavaldi.

L’unica paura che ora sento, so che non riderai di me, e’ quella di svanire.. cosi’ come le persone che amai, che odiai, come svanirono le vecchie leggende e i ricordi lor, cosi’ come i giovani ignorano il passato, ho il timor che ignoreranno me.

E queste lande, delle quali un tempo ero protagonista, ora continuano a vivere anche se io dentro vivo non lo son più.
Camminando, le persone continuano i loro discorsi indecifrabili come se non esistessi, comodi, tra le mura delle loro città, tra le braccia delle loro famiglie che il tempo a me invece strappò.

Il tempo, l’arma più potente che esista, nemico immortale, che uccide persone, prosciuga i fiumi ed addolcisce le vette delle montagne più aspre ! Tempo avverso come il destino che il fratello mio Driz portò con se senza concedere l’ultimo saluto.

Sebbene io sia cambiato, non posso mentire, sento che qualcosa ancora posso fare, non posso lasciare che i ricordi svaniscano, che il passato venga cancellato come vengano sbiaditi i contorni del ricordo mio.

E tu, caro gnomo, senza proferir parola, estrapoli i miei più profondi pensieri, come sempre.. forse e’ per questo che sei rimasto il mio punto fisso negli anni che trascorsero.

Guarda il mondo che ti ho descritto, i meccanismi quotidiani e le azioni gia’ scritte.. sappi che la prossima volta che ti sporgerai a guardare il resto, niente sarà più così com’e’

Una nuova era sta per giungere
… metto in gioco me stesso e l’onor mio per quel poco che vale ancor, e se quando mi volterò mi accorgerò di aver fallito… allora avrò fallito veramente.



Anni son passati da quando lasciai le terre d’ombra per ampliare le mie conoscenze arcane, credevo ormai di aver imparato tutto cio’ che potevo alla Torre della Magia e che non potessi imparare altro dal mondo di sopra quando in esplorazione alla Torre dei Lich ho trovato uno strano libro… A prima vista sembrava un comune libro di magia, tanti ne ho visti in accademia e anche nei mesi passati a studiare le magie dei Lich ma quello era diverso. Si presentava a me come un libro rilegato in un materiale a me sconosciuto di colore nero con sfumature arancioni e rosse, il nome del proprietario era stato cancellato, piu’ e piu’ incisioni ne impedivano la lettura. Una rapida lettura del libro mi permise di vedere magie a me ancora sconosciute che con calma studiero’ ma cio’ che mi illumino’ il volto fu un elenco di nomi, quelli dei piu’ potenti usufruitori di magia di therial. Da loro potrei apprendere molto quindi il prossimo passo potrebbe essere trovarne qualcuno disposto a insegnarmi nuove magie…



Figura interessante quel sacerdote.
Soprattutto per essere un sacerdote del Divino Giudice.

Disposto a tutto, anche a far uso di energie pericolose e a lui opposte, per punire chi ne trasgedisce le leggi…direi che la sua tenacia si riflette nei suoi giudizi inflessibili come nella sua ricerca di mezzi…

Interessante, davvero interessante ciò che propone.
Penso proprio mi metterò a lavorarci a breve.



E’ una femminile figura quella che si staglia tra le ombre d’una stanza miseramente spoglia.
La flebile luce di una candela ne lambisce i contorni, sottolineandoli con timidezza, rendendoli sfocati, cosi’ simili a quelli d’una apparizione in un sogno.
Siede dinanzi uno specchio, sublime il volto riflesso, d’un candore inaspettato, sottolineato dalle ondulate e bionde ciocche che ne enfatizzano l’aspetto apparentemente angelico.
E sono i capelli che con esasperante lentezza va pettinando, districando ciocca dopo ciocca, con gentilezza, rendendole ancor piu’ luminose di quel che appaiono, ricche dei riflessi rossastri della piccola fiamma che inesorabilmente va consumando la cera.

Ed appar inoffensiva senza quel sinistro metallo che l’avviluppa, cosi’ deliziosamente volluttuosa e sensuale, membra velate da una corta camiciola, impalpabile e trasparente…
Peccaminosa. Desiderabile.
Ma non vi e’ languore nel suo guardo, tratti irrigiti in una smorfia cinica, apatica.
Non vi e’ desiderio che arde in quei suoi verdi occhi, gemme cupe, sporche solo di mestizia.

Cosa farai mio angelo ora che non e’ rimasto alcuno a salvarti da te stessa?
Continui a recitare, apparendo come vorresti essere.
Disdegni le attenzioni di chi incrocia i tuoi passi, ritenendoti sin troppo importante, covando nell’animo la superbia dei dannati.
Ma io ti conosco sin troppo bene.
Non puoi sfuggire al mio sguardo, io che come veleno continuo ad insinuarmi nel tuo cuore, a specchiarmi nel tuo animo sin a delinearmi nei tuoi occhi.
Io conosco il sapore delle tue lacrime amare quando la solitudine ti ammanta, come un sudario infame.
E credi che nessuno ascolta i tuoi pianti? Quando straziata dall’urlo dei tuoi morti rischi di impazzire, tormentata da quel coro alla quale vorresti chiedere perdono, ma non puoi far altro che aumentare le loro fila…

Era una voce sommessa quella che d’improvviso calo’ nel dolce silenzio, infrangedolo, ammorbandolo con crudelta’.
Risuonava infima, blasfema, oscenamente dolce ed accompagnata dal tintinnare leggero di metallo.
Eppure non vi era anima viva tra quelle pareti.
Solo lei.
Ma il suo sguardo sapeva dove cercare.
In quello specchio distolse l’attenzione dal proprio riflesso per spostarlo sulla Nera Armatura che sovente indossava.
L’acciaio nero barluginava sinistro di tenebre crepitanti che si stagliavano tra le ombre stesse, predominanti.
Perfettamente composta su un sostegno, appariva stupenda, viva, implacabile con i rossi ornamenti e le decorazioni di sangue.
Involucro di ferro ove un’entita’ sconosciuta vi aveva trovato dimora, nutrendosi di dolore, di anime, di morti.
E non piu’ dormiente assillava la sua prescelta, colei che in cambio di potere doveva pagare dazi ben piu’ gravosi, incatenata alla sua volonta’.

< < Non faro' nulla se non servirti e compiacerti. Ancora e ancora... Soddisfero' la tua brama che e' anche la mia. Tu che non tergi le mie lacrime ma le lecchi smanioso, Tu che banchetti con il mio dolore e distruggi tutto quello che desidero come mio. Tu che mi strazi il cuore con il canto degli angeli mentre affondi nella mia mente con pensieri sadici. >>

Il tono calmo, sin troppo. Atono e scevro di emozioni.
Quanta impassibilita’, quanta compostezza.
E la consapevolezza di non avere scelta unita all’incoerente certezza d’essere quello che piu’ desidera.

Io desidero tornare ad essere carne…Ora piu’ che mai. Desidero esser carne e metallo, potere e violenza, emozioni e vita. E so che tu non mi deluderai. Ma non ti lascero’ andare via, no. Mi diverte la tua mente. Mi divertono le tue improvvise debolezze mortali. Come quella bambina… L’hai lasciata andare via… E so che non mi dirai il perche’. Ma mi e’ facile scoprirlo… Come ogni cosa di te. Sara’ divertente piccola mia… Sara’ divertente. Questo gioco non e’ ancora finito…

Voce di veleno che si veste di miele per riecheggiare distintamente, sempre piu’ vicina, sempre piu’ altisonante, sottolineata da una risata dagli echi rochi, languidi.
E li’, riflesso in quello specchio, v’e’ l’armatura ma vi e’ anche una figura fatta di ombre e polvere, di mero potere che prende forma sino ad avvicinarsi alla donna seduta.
Un volto che non ha tratti, dominato da occhi di rubino, si affianca a quello femminile, cosi’ vicino, cosi’ tedioso.
Sguardi che s’intrecciano in quello specchio sino a quando non sono le stesse increspature a farlo incrinare, d’improvviso, distruggendo il loro riflesso.

Khazira…Khazira… Khazira…

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